Articolo tratto dall'edizione n° 241 del 10 Novembre 2008 de "L'Opinone delle Libertà".
E’ il nuovo volto dell’ecomafia che ai profitti derivati dall’abusivismo edilizio e dallo smaltimento dei rifiuti in genere ha affiancato quelli determinati dallo specifico traffico illegale dei rifiuti da attività cimiteriali e cioè dei rifiuti da esumazione ed estumulazione (costituiti soprattutto da legno e stoffa), regolamentati dal D.P.R. 254/2003 sui rifiuti sanitari; che devono essere raccolti separatamente dagli altri rifiuti urbani e devono essere raccolti e trasportati in appositi imballaggi a perdere flessibili, di colore distinguibile da quelli utilizzati per la raccolta delle altre frazioni di rifiuti urbani prodotti all’interno delle aree cimiteriali e recanti le scritte “Rifiuti urbani da esumazioni ed estumulazioni”. Infine devono essere depositati in apposite aree confinate individuate dai Comuni all’interno dei cimiteri per poi essere avviati al recupero ed allo smaltimento in impianti autorizzati. I cimiteri fanno esumazioni periodiche, tolgono quelle che i necrofori napoletani chiamano “gli stramorti”, quelli atterrati da circa cinquant’anni.
Devono essere smaltiti assieme alle bare e a tutto il materiale cimiteriale, attraverso le ditte specializzate, come rifiuti speciali e non come ordinari. Però si è diffusa una nuova e inquietante pratica; i morti vengono scavati e le relative ossa vengono buttate nei cassoni, unitamente alla terra ed ai resti delle stoffe. Non a caso nel mese di settembre scorso sono stati sequestrati dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri due cassoni di rifiuti provenienti dai cimiteri di Poggioreale di Napoli, ove vengono compiute circa 10.000 esumazioni all’anno. Infine le bare macerate finiscono per essere dapprima ripulite dai liquidi residui dell’estumulazione, semplicemente con l’accantonamento per qualche giorno in posizione capovolta in prossimità dei tombini che convogliano le acque piovane, e poi vendute in qualità di materie prime ai forni non autorizzati per la produzione del pane di contrabbando.
Spesso accade anche che gli “addetti” lasciano le bare aperte per accelerare il processo di “mineralizzazione delle salme” per liberare spazi da rivendere, come è stato accertato nel cimitero degli orrori di Qualiano lo scorso mese di dicembre. Infine gli avi vengono per essere ammonticchiati nelle discariche, note ai ragazzi del “sistema”, che vanno a cercare in questi siti i teschi da rivendere a pochi euro nei mercatini delle pulci per i riti satanici. Non a caso, nel mese di luglio scorso un neo collaboratore di giustizia ha contribuito all’individualizzazione di cinque discariche abusive nel Comune di Giugliano, una sulla strada Trentola-Ischitella e due a Lusciano (CE), spiegando alla Procura della Repubblica il fitto legame tra lo smaltimento di rifiuti tossici e speciali, come gli scarti provenienti dalle sale operatorie ospedaliere, dall’esumazione dei cadaveri ed estumulazione, e la camorra. Quindi gran parte del volume complessivo dei “rifiuti dell’essere” viene smaltito attraverso modalità non corrette o del tutto illecite, sotto la regia delle organizzazioni criminali. La recente storia fa altresì capire esattamente che chi lavora in questo “settore di rifiuti” lo fa se e solo è stato preventivamente individuato dalla criminalità organizzata e questa da il suo placet.
Dott. Marco Di Maggio - Cultore di Criminologia nell’Università degli Studi di Cassino
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